Vita breve di un domatore di belve (2021 )

SANTERO Daniele

  • - Année de publication : 2021
  • - Pages : 192
  • - Éditeur : Elliott
  • - Langue : Italien

A propos de l'auteur :

SANTERO Daniele :

Nato a Savona nel 1978, ha collaborato con le principali riviste scientifiche di letteratura italiana («Lettere Italiane», «Studi Novecen­teschi», «Italianistica»), oltre che con mensili di divulgazione («L’Indice dei libri del mese», «Nuovi Argomenti»). Vita breve di un domatore di belve, menzione speciale al Premio Calvino 2020 (XXXIII), è il suo primo romanzo.

La maison d'édition :

Elliott :

Elliot Edizioni è nata a Roma nel maggio 2007. Il nome deriva dalla rivista “Elliot narrazioni”, nata nel 1999 e guidata da una forte curiosità verso il mondo letterario e artistico internazionale. La produzione annuale è di circa 65 titoli, divisi tra narrativa, saggistica e poesia. La narrativa comprende testi…

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1 avis
4 Commentaires
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  • Maria-Clara
    9 novembre 2021

    Romanzo biografico su Faimali Upilio, tratto dal racconto dell’amico, l’antropologo Paolo Mantegazza. L’uso del linguaggio strutturato e scorrevole coinvolge il lettore; accanto alla parola ricercata, ma che diventa l’unica possibile nel contesto, persino la descrizione delle deiezioni animali mantiene comunque alto il livello di scrittura. L’umorismo si inserisce inaspettato e fresco, rendendo la lettura piacevole. Senza queste caratteristiche il personaggio di Upilio Faimali “domatore di belve” non sarebbe stato un racconto così vivace ed interessate. Seguendo la vita del protagonista, l’autore attraversa anche un lungo periodo di storia (1824 – 1894) del nord Italia e dell’ Europa. La vicenda inizia con Upilio appena undicenne che prende in mano le sorti della sua vita e si allontana da casa senza soldi e senza “mestiere”. Lo troviamo girovago fino in Alsazia dove incontrerà il destino della sua vita: il circo, prima come mozzo di stalla, poi acrobata e in Polonia con il primo addestramento di animali. La passione per gli animali feroci e la particolare tecnica da lui seguita come domatore (non più ferri del mestiere, fruste, ma potenti manrovesci) gli diedero una grande popolarità. Riuscì negli anni a mettere insieme un serraglio unico nel suo genere con ben 160 animali tra cui 32 leoni. La sua fama raggiunse anche i potenti dell’epoca, in Olanda, in Inghilterra, in Italia dove Re Vittorio Emanuele 2° fu suo grande estimatore. Successi e cadute costellarono la sua vita. Nel 1874 cederà il suo amato serraglio al figliastro Bidel (figlio di un altro grande domatore di cui Faimali aveva sposato la vedova) . Gli ultimi vent’anni lo videro lontano dall’ambiente circense e dagli amati animali. Si spense in un podere vicino Piacenza . L’incontro con l’antropologo Mantegazza, di cui fu amico Upilio, fu importante in quanto Mantegazza racconterà in un suo libro l’avventurosa vita di Faimali, rendendo così possibile che la figura di questo uomo fuori dal comune non svanisse nel nulla. Vorrei ancora sottolineare come punto di forza l’inserimento di ben 15 pagine di pregevoli, quanto efficaci, illustrazioni relative all’argomento trattato (locandine, fotografie, litografie, copertine) e l’incipit con la raffigurazione di una piccola miniatura. Le pagine relative alle illustrazioni e l’incipit, sono il simbolo di una attenzione da parte dell’autore e di una ricerca veramente particolari e degni di nota.

  • Daniele
    9 novembre 2021

    L'autore ha uno stile molto accurato - pregievole l'iconografia di corredo al testo - e splendidamente in armonia con i tempi raccontati, ovvero la seconda parte del 1800. In più sa tenere un buon ritmo narrativo, coinvolgente e senza inutili fronzoli, anche se avrebbe potuto allargare la ricerca anche ad altre fonti, invece di soffermarsi per lo più sul testo del Mantegazza da cui ha ripreso la storia vera di U(O)pilio Faimali, il domatore di belve piacentino di cui il libro narra brevemente le gesta incorniciate in una rocambolesca vita d'altri tempi.. Il tema ovviamente è molto specifico ma sa attirare, incuriosire e appagare a sufficienza il lettore.

  • Pauline
    9 novembre 2021

    Leggendo questa biografia di un uomo abbastanza fuori del comune si può talvolta deplorare che certi aspetti della sua personalità non vengano evidenziati (tutt’al più si fa allusione al suo carattere irascibile e fiero, anche se si tratta di un giudizio dato dallo pseudo figliastro di Uppilio, con il quale i rapporti non erano buoni…). La mancanza di fonti e di dati intimi molto precisi spiegano senza dubbio l’assenza di un ritratto esaustivo del personaggio. Tuttavia lo stile brillante dell’autore, il suo umorismo, la sua erudizione, qualità sicuramente sviluppate nelle sue esperienze di scrittura precedenti, rendono piacevole la lettura dell’opera.

  • Pauline
    9 novembre 2021

    L’autore attinge alla biografia, a volte approssimativa o poetizzata, scritta da un noto antropologo, igienista e scrittore dell’Ottocento, Paolo Mantegazza, al quale l’interessato avrebbe dettato, tramite Albertina (con qualche ritocco di convenienza operato da lei...), i suoi ricordi. Insomma, non una confessione di prima mano a un semplice relatore ma “un’autobiografia in terza persona”, come precisa umoristicamente il nostro scrittore contemporaneo. Questo, puntualmente però, cita, come fonti di veridicità dei grandi momenti della vita del protagonista, i gazzettieri dell’epoca, che attestano, a volte con tono un po’ sprezzante per le prodezze del domatore, la presenza e la celebrità del maestro del Serraglio Faimali, presso il pubblico delle grandi città europee. Sarebbe tuttavia riduttivo considerare il libro come la semplice ricostituzione della vita di Upulio Faimali, anche se essa è sempre descritta con brio e in una prosa elegante. In effetti, ogni evento, ogni fatto minuto, è pretesto, per l’autore, a uno sfoggio di erudizione, manifestata con citazioni, richiami letterari, filosofici, biblici, storici. Tali approfondimenti e, in particolare, l’attenzione prestata al contesto ottocentesco, arricchiscono la narrazione, riallacciando, inoltre, una storia individuale, non solo a un periodo e a una sensibilità ben precisi, ma anche a un modo dell’uomo di rapportarsi all’animale che trascende i secoli.